Il fronte liberal intravede il bluff dietro l’infatuazione civile di Obama
Anche gli alleati di Barack Obama sospettano che la riapertura del dossier sul carcere speciale di Guantánamo sia soltanto un effimero riposizionamento politico, un’agitazione di simboli e parole per rispondere allo stress da massiccio sciopero della fame. La Casa Bianca dice che sta selezionando un diplomatico di lungo corso che conduca i negoziati necessari per trasferire i detenuti, per farli rientrare dalla finestra nell’alveo della giustizia ordinaria, ché a parole il presidente non vuole che i prigionieri muoiano di stenti nella prigione cubana né che rimangano chiusi lì a tempo indeterminato. Il sistema civile ha gli strumenti per affrontare il terrorismo, sostiene Obama. Sofri Guantánamo, la tortura e noi
23 AGO 20

Anche gli alleati di Barack Obama sospettano che la riapertura del dossier sul carcere speciale di Guantánamo sia soltanto un effimero riposizionamento politico, un’agitazione di simboli e parole per rispondere allo stress da massiccio sciopero della fame. La Casa Bianca dice che sta selezionando un diplomatico di lungo corso che conduca i negoziati necessari per trasferire i detenuti, per farli rientrare dalla finestra nell’alveo della giustizia ordinaria, ché a parole il presidente non vuole che i prigionieri muoiano di stenti nella prigione cubana né che rimangano chiusi lì a tempo indeterminato. Il sistema civile ha gli strumenti per affrontare il terrorismo, sostiene Obama, e il trattamento di Dzhokhar Tsarnaev, uno degli attentatori di Boston, dovrebbe fungere da prova della fine di un’epoca, quella delle detenzioni illegali, degli interrogatori duri e delle corti militari. Il problema è che nei fatti Obama ha contraddetto e smentito così tante volte la sua passione civile guantanamera che il ritorno di fiamma è stato accolto con lo sguardo gelido di chi intuisce il bluff. Ciò che quattro anni fa era una sincera aspirazione deomocratica, ora è avvolto dal sospetto che sia soltanto una manovra tattica per barcamenarsi con più agio, una concessione d’immagine.
Qualche settimana fa la senatrice Dianne Feinstein, capo della commissione Intelligence, ha chiesto a Obama di trovare un sostituto a Daniel Fried, il funzionario del dipartimento di stato che si occupava del carcere speciale e che è stato riassegnato ad altre mansioni. “Chiedo che si nomini un nuovo funzionario per questa posizione, con lo scopo di soddisfare le condizioni necessarie per chiudere Guantánamo”, ha scritto Feinstein. Un portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale ha detto che l’Amministrazione “non si è mossa abbastanza rapidamente” per rimpiazzare Fried, mentre al Pentagono ricordano che il rifiuto di alcuni paesi ad accogliere connazionali detenuti nella base di Cuba complica le operazioni. Il roccioso consenso democratico su Guantánamo si è disgregato in un arcipelago di sospetti e accuse incrociate: Obama dice che è colpa del Congresso, il Congresso dice che il presidente non ha fatto nulla di concreto per chiudere il carcere salvo poi ringalluzzirsi al riapparire della convenienza politica; i tecnici spiegano che ci sono ancora molti nodi da sciogliere e gli avversari osservano che nella colonna delle cose fatte dall’Amministrazione figurano esplicite disposizioni contro la chiusura. Obama ha lamentato la presenza di 86 detenuti già pronti per essere rimandati in patria e bloccati sull’isola, ma la maggior parte di questi è di origine yemenita e il governo nel 2009 ha bloccato il trasferimento di detenuti verso Sana’a dopo una serie di attentati (sventati) riconducibili ad al Qaida nella penisola araba. A quel punto Fried si è ritrovato con le mani in mano e il presidente ha chiuso il suo ormai inutile ufficio.
Anche l’alimentazione forzata dei detenuti in sciopero della fame è un’iniziativa della Casa Bianca che coopera alla perpetuazione delle pratiche che Obama depreca. L’associazione dei medici americani spiega che si tratta di una violazione dell’etica professionale e ha inviato una lettera di protesta al segretario della Difesa, Chuck Hagel; la commissione bipartisan che ha indagato sul trattamento di detenuti la classifica fra le forme di abuso. Infine, il dipartimento di Giustizia ha dichiarato che 46 detenuti non potranno essere processati né rilasciati: per loro si prospetta una detenzione a tempo indeterminato. Dopo disposizioni del genere non stupisce che gli alleati guardino di traverso la nuova infatuazione di Obama per la causa di Guantanamo.